RIMBORSO PRIMA DELLA SENTENZA DEFINITIVA

QUESITO: Nel caso di una sentenza non definitiva della  Commissione  tributaria che annulla un atto dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di recupero di un credito d’imposta, il contribuente ha titolo per ricevere il rimborso o dovrà attendere  che  la  sentenza  sia  passata  in  giudicato?   Inoltre, sussistono obblighi di notifica a carico del contribuente?

 

RISPOSTA:  la vexata quaestio  è nata a seguito dell’abrogazione dell’art. 40 del DPR 602/73 in base alla quale, secondo una non condivisibile posizione dell’amministrazione finanziaria, il rimborso di imposte risultate non dovute potrebbe avvenire solo dopo che è intervenuta una sentenza passata in giudicato (sentenza definitiva).

    La disposizione abrogata, infatti,  senza  distinguere  tra  iscrizioni  a ruolo provvisorie e definitive, prevedeva che, quando l’imposta  iscrivibile a ruolo a seguito di decisione della Commissione tributaria  fosse  inferiore a quella già iscritta a ruolo, il rimborso dovesse essere disposto  dall’Ufficio  delle Entrate entro sessanta giorni dal ricevimento della decisione.

    Come accennato in premessa l’attuale posizione dell’amministrazione finanziaria non può essere condivisa poiché, stante una sentenza di annullamento del ruolo avverso il quale è stato proposto ricorso,  l’Agenzia  delle  Entrate  è  comunque  tenuta  a provvedere al rimborso d’ufficio ex art. 68 , comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 31 dicembre 1992, delle somme versate  dal  ricorrente in pendenza di giudizio e poi riconosciute indebite dal giudice  tributario.  Ciò a prescindere dal carattere definitivo o meno della sentenza e dell’iscrizione a ruolo e fatto salvo il potere dell’amministrazione finanziaria di procedere  ad una nuova iscrizione a ruolo delle somme dovute nel caso di  sentenza di appello sfavorevole al contribuente.

    Discorso diverso  per i giudizi relativi  alla restituzione delle ritenute dirette e dei versamenti diretti (artt. 37 e 38 del DPR 602/73), instaurati contro i provvedimenti di diniego esplicito o tacito delle relative istanze di rimborso. In questi casi è esplicitamente richiesta la definitività della sentenza.

    Alla luce di quanto sopra esposto, nel caso di sentenza di  annullamento di atto di recupero di credito d’imposta, l’Ufficio è tenuto ad applicare la disposizione di cui all’art. 68, comma 2, del D.Lgs. n. 546 del 1992,  anche a fronte di una sentenza non definitiva.

    In merito alla notifica o comunicazione della sentenza, per ottenere  il rimborso, il citato art. 68, comma 2, prevede espressamente che il  rimborso d’ufficio va effettuato entro  novanta  giorni  “dalla  notificazione  della sentenza”.

Sul  punto la posizione dell’Agenzia delle Entrate non è stata univoca nel tempo. La circ. n. 180/E del 1998  ha posto  in  evidenza tale incombenza a  carico  del  contribuente  specificando  che “per  poter ottenere il rimborso di quanto versato in  eccedenza  il  contribuente  deve notificare la sentenza all’ufficio che deve adempiere entro  novanta  giorni da  detta  notifica.  A  tal  fine,  per  contro,  non  è   sufficiente   la comunicazione della sentenza”.

    Successivamente, tuttavia, con la risoluzione n. 46/E del 2000   è  stato  precisato  che  “l’obbligo  di  restituzione  gravante  sull’Amministrazione  è costituito dalla  pronuncia favorevole  al  contribuente,  e  non  dalla notifica della stessa”.

Quest’ultima posizione è condivisibile.

Ne deriva che lo sgravio o il rimborso dovrà essere disposto,  dopo  che l’Ufficio è venuto a  conoscenza  dell’esito  del  giudizio,  a  seguito  di comunicazione del dispositivo della sentenza da parte della segreteria della commissione tributaria, a prescindere dalla notifica della sentenza.

    È da tener presente  che  il  rimborso  d’ufficio  va  eseguito  sia  in dipendenza  di  una  sentenza  (favorevole  al  contribuente)  emessa  dalla Commissione tributaria provinciale, sia a  seguito  di  una  sentenza  della Commissione tributaria regionale.

    Tale precisazione si rende necessaria in quanto l’art. 68, comma 2,  del citato D.Lgs. n. 546 del 1992, nella sua dizione  letterale,  indubbiamente, può essere causa di qualche perplessità.

    La citata norma, infatti, prevede  solo  il  rimborso  a  seguito  delle sentenze  della  “commissione  tributaria  provinciale”  senza  fare   alcun riferimento alle sentenze della “commissione tributaria regionale”.

    A tale riguardo, la richiamata circ. n. 180/E  del  1998,  superando  lo stretto tenore letterale  della  disposizione,  ha  dato  un’interpretazione logica alla norma stessa, riconoscendo “il diritto  al  rimborso  di  quanto versato in eccedenza rispetto anche a quanto stabilito nella sentenza  della commissione tributaria regionale”.

Barbara Puliti

Dottore Commercialista

Revisore Legale