IL MANCATO VERBALE DI CHIUSURA VIOLA IL DIRITTO AL CONTRADDITTORIO

Qualora l’Ufficio proceda ad un accesso ha l’obbligo di redigere il verbale conclusivo delle operazione ispettive compiute, pena l’illegittimità del successivo avviso di accertamento per violazione del diritto al contraddittorio.

Questo principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza 7843/2015.

Un contribuente, raggiunto da accertamenti emessi a seguito di un accesso finalizzato al reperimento della documentazione, ha impugnato tali avvisi eccependo la mancata redazione del verbale di chiusura del procedimento da parte dell’Amministrazione Finanziaria e la mancata attivazione del contraddittorio, elementi indispensabili per assicurare la partecipazione del contribuente al procedimento accertativo.

Il contribuente vince in primo grado ma perde in appello. Infatti la CTR ha sostenuto che il rilascio del verbale di chiusura sia essenziale solo in caso di effettiva verifica fiscale e non di accesso finalizzato alla raccolta della documentazione. Il contribuente, dunque, presenta ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte accoglie il ricorso del contribuente con una sentenza a mio avviso da condividere su tutti i fronti.

In primis gli ermellini fanno presente che, viste le disposizioni di cui agli artt. 52 del DPR 633/72 e 33 del DPR 600/73, ogni accesso deve essere seguito dalla redazione di apposito verbale da cui risultino chiaramente le operazioni ispettive operate e le richieste fatte al contribuente accertato.

I giudici di legittimità proseguono evidenziando come l’art. 12 della Legge 212/2000 (Statuto del Contribuente) imponga all’Ufficio di emettere un avviso di accertamento solo dopo che sono trascorsi almeno 60 giorni dal rilascio del verbale di chiusura. Per la Suprema Corte è evidente che, dal combinato disposto degli articoli citati, debba emergere la centralità del verbale di chiusura come primo elemento necessario per il rispetto del diritto al contraddittorio. Dalla mancata redazione del verbale di chiusura, e stante il fatto che il contribuente non è stato comunque invitato a un contradditorio, non può che derivarne l’illegittimità del successivo avviso di accertamento.

Resta insoluto il problema del mancato invito al contradditorio e della mancata redazione del verbale di chiusura nel caso delle   “verifiche a tavolino”. Nonostante sul punto sia intervenuta una sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Riunite (la n. 19667/2014) in cui viene ribadita la centralità del diritto al contradditorio e del verbale, la vexata quaestio non può dirsi risolta.

Infatti l’ordinanza n. 527/2015 rimanda nuovamente alle Sezioni Riunite la problematica della obbligatorietà del contraddittorio e del verbale conclusivo relativamente alle procedure accertative non precedute da accessi.

Personalmente ritengo che la questione debba essere risolta in favore del contribuente poiché il contraddittorio deve costituire un diritto da garantire al contribuente prima della notifica di qualunque atto impositivo.

Facciamo il classico esempio in cui l’Ufficio chiami il contribuente a fornire dei documenti, rilasci il verbale di consegna e poi emetta l’avviso di accertamento sulla base della documentazione presentata. In questo modo il contribuente si vede notificare un atto impositivo senza aver preventivamente ricevuta la doverosa informativa dei possibili rilievi mossi a suo carico e dunque ignorando i motivi alla base dell’avviso. Viene a mancare il necessario contraddittorio in cui il contribuente avrebbe potuto difendere la propria posizione consegnando altri documenti in aggiunta a quelli consegnati su richiesta dell’Ufficio.

 

Cecina, 20 aprile 2015

Federico Giardini

Dottore Commercialista

Revisore legale