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Codice-Civile L’ISTITUTO DELL’AUTOTUTELA

L’istituto dell’autotutela (jus poenitendi)  è stato introdotto in diritto tributario  col  D.P.R. 27/03/1992 n. 287 e successivamente disciplinato dalla Legge 656/91 e dal D.M. 37/97.

L’autotutela si sostanzia nel  potere/dovere che ha l’amministrazione finanziaria nel decidere  di annullare, rettificare o revocare i propri atti anche se divenuti definitivi in ossequio al principio di legalità e buona fede.

Parlando di autotutela generalmente si tende a fare confusione tra autotutela in diritto amministrativo e autotutela in diritto tributario… LEGGI TUTTO

 

LE PRESUNZIONI NEL DIRITTO TRIBUTARIO – CENNI GENERALICodice-Civile

Il concetto giuridico di presunzione è contenuto negli artt. 2727, 2728 e 2729 del Codice Civile.

L’articolo 2727 definisce in modo generico che “le presunzioni sono le conseguenze che la legge o il giudice trae da un fatto noto per risalire a un fatto ignoto”.

Possiamo operare, dunque, una distinzione tra presunzioni legali (ex art. 2728 del C.C.) e presunzioni semplici (ex. Art. 2729 del C.C.). Le prime sono stabilite dalla legge e dunque dispensano dal dover fornire una prova coloro a favore delle quali sono state stabilite. Le seconde non sono stabilite dalla legge e vengono rilasciate alla valutazione del giudice che potrà ammetterle solo se gravi, precise e concordanti.

Ne discende che, nel caso di una presunzione semplice, la parte che intende trarne un vantaggio avrà l’onere di dimostrane il fondamento…LEGGI TUTTO

Codice-CivileSTUDI DI SETTORE: UN PARADOSSO TUTTO ITALIANO

Come è ormai noto le sentenze delle sezioni Unite della Cassazione del 2009 (sentenze n. 26635, 26636, 26637 e 26638) hanno affermano che gli studi rappresentano solo una possibile anomalia del comportamento fiscale del contribuente e dunque non rappresentano presunzioni legali relative a favore del fisco. A fronte di tale orientamento unanime e decisamente convincente, gli studi di settore rappresentano un sistema di presunzioni semplici la cui gravità, precisione e concordanza non è “ex lege” determinata in relazione ai soli standards in sé considerati. “Sic stantibus rebus” ci si chiede perché un contribuente che sbagli ad indicare un codice di esclusione degli studi in sede dichiarativa venga di fatto trattato come un evasore totale rischiando l’accertamento induttivo.

 

La domanda è veramente interessante e riguarda un tema ampiamente discusso in dottrina. LEGGI TUTTO

Codice-CivileACCERTAMENTI BANCARI: CADE LA PRESUNZIONE PER I PROFESSIONISTI

La Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale dell’art. 32, commi 1) e 2), secondo periodo, dell’art. 32 del D.P.R. 600/73, con la sentenza n. 228/2014 ha dichiarato illegittima tale norma nella parte in cui prevede una presunzione legale di maggior compensi[1] (ricavi dei professionisti), qualora il professionista non sia in grado di giustificare i prelievi di contante effettuati.

[1] La Legge 311/2004 (Legge Finanziaria 2005) ha aggiunto il termine “compensi” alla formulazione originaria della norma, estendendo dunque la disciplina degli accertamenti bancari anche ai professionisti. LEGGI TUTTO

Codice-CivileIL MANCATO VERBALE DI CHIUSURA VIOLA IL DIRITTO AL CONTRADDITTORIO

Qualora l’Ufficio proceda ad un accesso ha l’obbligo di redigere il verbale conclusivo delle operazione ispettive compiute, pena l’illegittimità del successivo avviso di accertamento per violazione del diritto al contraddittorio.

Questo principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza 7843/2015.

Un contribuente, raggiunto da accertamenti emessi a seguito di un accesso finalizzato al reperimento della documentazione, ha impugnato tali avvisi eccependo la mancata redazione del verbale di chiusura del procedimento da parte dell’Amministrazione Finanziaria e la mancata attivazione del contraddittorio, elementi indispensabili per assicurare la partecipazione del contribuente al procedimento accertativo… LEGGI TUTTO

L’URGENZA DEL FISCO NON GIUSTIFICA GLI AVVISI SPRINTCodice-Civile

Il tema è sempre quello degli avvisi di accertamento notificati al contribuente prima dei 60 giorni dalla consegna del pvc.

La norma di riferimento è l’articolo 12, comma 7 della Legge n. 212/2000 (Statuto del Contribuente) di cui riportiamo il primo periodo: “Nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza…..[..]”

In effetti il tenore letterale è molto chiaro e cioè nessun avviso di accertamento può essere emanato prima dei 60 giorni dal rilascio del processo verbale di constatazione, a meno di casi di provata urgenza.

Ed ecco arrivati al punto! Cosa deve intendersi per “casi di provata urgenza”? LEGGI TUTTO

L’ANTIECONOMICITA’: IL DELIRIO DELLE ENTRATE

Una prassi sempre più comune delle Entrate è quella di utilizzare lo spauracchio dell’antieconomicità per individuare redditi da tassare e quindi fondare la pretesa accertativa ai danni delle imprese. In pratica l’Amministrazione Finanziaria utilizza le operazioni antieconomiche come base di molti accertamenti.

Questa prassi si sostanzia in un disconoscimento dei costi definiti “non congrui” oppure all’applicazione di imponibili fiscali ritenuti “congrui”[1] rispetto ai canoni ordinari che un imprenditore dovrebbe seguire.

Ma cosa dice la normativa tributaria? LEGGI TUTTO

[1] Ad esempio commisurati sul “valore normale”