Quesiti

In questa pagina pubblichiamo alcuni quesiti particolarmente interessanti a cui abbiamo dato risposta in passato.

IL VALORE VENALE E IL CORRISPETTIVO

QUESITO: si è rivolto allo studio un contribuente che ci chiede di assumere la sua difesa nei confronti dell’Amministrazione Finanziaria per il caso che presentiamo. La società XY spa, esercente attività immobiliare di compravendita, nel 2011 ha ceduto un immobile al signor Caio, privato, per un valore di euro 1.350.000,00 che l’acquirente ha pagato interamente attingendo dai suoi risparmi. La vendita era soggetta a imposta di registro.

A fine 2013 la società XY spa e l’acquirente signor Caio, quali obbligati in solido, vengono raggiunti da un avviso di liquidazione e rettifica con cui l’Amministrazione Finanziaria ridetermina le imposte d’atto versate dall’acquirente al momento del rogito notarile, sulla base del maggior valore venale dell’immobile ceduto, rideterminato dall’Amministrazione Finanziaria in euro 1.830.000,00.  Il signor Caio, senza consultarsi con la società XY spa, si presenta all’Agenzia delle Entrate e in adesione viene definito un valore venale dell’immobile di euro 1.650.000,00 con relativa maggiore imposta di registro e sanzioni ridotte.

A fine 2014 la società XY spa viene raggiunta da un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate ridetermina il corrispettivo di vendita in euro 1.650.000,00, pari al valore venale determinato in adesione dal signor Caio, chiedendo le imposte dirette sul maggior corrispettivo   ricalcolato rispetto a quello dichiarato in atto di euro 1.350.000,00.

La società XY ci chiede di assumere la sua difesa.    

RISPOSTA

ACCERTAMENTO BANCARIO: NESSUNA DOPPIA PRESUNZIONE SUI PRELEVAMENTI

QUESITO: si è rivolto allo studio un imprenditore che ha subito un accertamento bancario. L’Agenzia delle Entrate, in applicazione dell’art. 32 del DPR 600/73, rettifica il reddito del contribuente riprendendo  a tassazione alcune transazioni bancarie per le quali l’imprenditore non è riuscito  a fornire chiarimenti. In modo particolare sono stati ripresi a tassazione alcuni versamenti e prelievi non presenti nella sua contabilità e per i quali il contribuente non è riuscito ad indicare il beneficiario.

Stante in divieto di utilizzare una doppia presunzione, il cliente chiede se sia legittima la ripresa a tassazione anche dei prelevamenti non giustificati.

RISPOSTA

RIMBORSO PRIMA DELLA SENTENZA DEFINITIVA

QUESITO: Nel caso di una sentenza non definitiva  della  Commissione  tributaria  che annulla un atto dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di  recupero  di  un credito d’imposta, il contribuente ha titolo  per  ricevere  il  rimborso  o dovrà  attendere  che  la  sentenza  sia  passata  in  giudicato?   Inoltre, sussistono obblighi di notifica a carico del contribuente?

RISPOSTA

ACCERTAMENTO BANCARIO: LA DICHIARAZIONE DEL TERZO

QUESITO: un imprenditore individuale  paga un terzo con un assegno. La transazione  non confluisce nella contabilità dell’impresa e, secondo il meccanismo dell’inversione dell’onere della prova che caratterizza gli accertamenti bancari,  l’imprenditore è chiamato a dare giustificazioni sulla transazione nel caso di accertamento da parte dell’amministrazione finanziaria che considera tali somme come ricavi al nero. L’imprenditore esibisce le dichiarazioni scritte dal terzo prenditore dell’assegno dalle quali risulta la natura non reddituale delle somme pagate.

Ci si chiede il valore giuridico delle dichiarazioni del terzo.

RISPOSTA

REVOCATORIA FALLIMENTARE: ACQUISTO IMMOBILE DAL FALLITO

QUESITO: un  cliente dello studio ha stipulato un preliminare di vendita immobiliare per l’acquisto di un immobile da una impresa costruttrice  probabilmente prossima al fallimento. Cosa rischia l’acquirente che  proceda all’acquisto dell’immobile da una azienda che successivamente venga dichiarata fallita?

RISPOSTA

TRATTAMENTO FISCALE DEI CANONI DI AFFITTO NON RISCOSSI

DOMANDA: si è rivolto a noi il proprietario di un immobile  affittato ad un inquilino che, ormai da alcuni mesi, non paga più l’affitto.  Il cliente ci chiede se debba pagare le imposte sui canoni non percepiti?

RISPOSTA

UN CASO DI ACCERTAMENTO DI AREA FABBRICABILE

QUESITO: un nostro cliente possiede un appezzamento di terreno di 10.500 metri quadri nel comune di XXXXX divenuto   edificabile a seguito  del Regolamento Urbanistico varato approvato nel  2004.

Il comune non ha mai notificato al proprietario l’avvenuta edificabilità e dunque la modifica del valore venale dell’area, attribuito con delibera comunale.

Il 15 maggio 2013 l’Ente emette avviso di accertamento per omessa dichiarazione ICI e omessi versamenti  per l’anno di imposta 2008  per il recupero dell’imposta ICI sull’area edificabile. L’Ente non applica le sanzione e  gli interessi sulle maggiori imposte richieste. In sostanza il cliente ha avuto notizia della variazione di destinazione dell’area e della variazione della rendita solo con la notifica di un avviso di accertamento.

RISPOSTA

CESSIONE IMMOBILE O CESSIONE AREA EDIFICABILE? 

DOMANDA: si è rivolto a noi un contribuente  con un quesito estremamente interessante e di grande attualità. Il signor Caio, nel gennaio del  2002  ha acquistato al prezzo di euro 850.000,00 un fabbricato sito su terreno edificabile. A Marzo  2009  Caio cede l’immobile a terzi per un prezzo di euro 920.000,00. Il signor Caio non imputa in dichiarazione nessuna plusvalenza perché, come previsto dalla normativa italiana, la vendita di immobile posseduto da oltre un quinquennio non dà luogo a plusvalore tassabile (il signor Caio detiene l’immobile a titolo di privato).

L’Agenzia delle Entrate, verificato che il fabbricato venduto è all’interno di un’area edificabile, interpreta l’atto di vendita come cessione di area edificabile ed   emette al contribuente un avviso di accertamento applicando il disposto dell’art. 67 comma 1 lettera b) del TUIR e  riprendendo a tassazione la plusvalenza non dichiarata.

RISPOSTA

IRAP PROFESSIONISTI

QUESITO: si è rivolto allo studio  un professionista operante nel settore fotografico  e dell’ideazione dell’immagine per la comunicazione aziendale. Il professionista  svolge la sua attività senza dipendenti e senza collaborazioni esterne e con una ridotta quantità di beni strumentali: una macchina fotografica, un computer e l’auto per muoversi.  A fronte dei recenti sviluppi giurisprudenziali, il consulente del fotografo ha consigliato di non pagare l’IRAP  e a tal fine non procede più alla presentazione  telematica della relativa dichiarazione. Il cliente mi chiede una breve analisi della situazione finalizzata anche alla definizione dei rischi associati alla mancata presentazione della dichiarazione.

RISPOSTA

IL MANCATO INVITO ALL’ADESIONE
QUESITOsi è rivolto allo studio un imprenditore raggiunto da un avviso di accertamento, con un caso, a dire il vero poco frequente, che abbiamo ritenuto interessante.Dopo aver consegnato la documentazione richiesta dall’Ufficio per un certo anno di imposta, l’imprenditore è stato raggiunto da un avviso di accertamento. L’imprenditore ha presentato all’Agenzia delle entrate una istanza di accertamento con adesione chiedendo un riesame dell’atto impositivo a fronte di alcune evidenze non considerate dall’Ufficio.Giunto quasi a scadenza del termine per la presentazione del ricorso, senza che l’Ufficio abbia invitato il contribuente in sede di adesione, questi mi chiede se il mancato invito da parte dell’Ufficio invalidi l’avviso di accertamento.

RISPOSTA

CESSIONE DI AZIENDA: RESPONSABILITA’ SOLIDALE DELL’ACQUIRENTE

QUESITO: si è rivolto allo studio un imprenditore che  deve  acquistare  un’azienda manifatturiera e a tal fine intende chiedere la certificazione tributaria dell’azienda da acquistare.  L’imprenditore ci chiede se la certificazione tributaria negativa (cioè che non evidenzia pendenze) abbia in effetti il potere di liberare definitivamente l’acquirente dalla solidità nel debito qualora il Fisco notificasse dei tributi da pagare successivamente all’acquisto dell’azienda.

RISPOSTA

QUESITO: si è rivolto allo studio un contribuente raggiunto da un avviso di accertamento emesso dal Comune in cui  viene  contestato il valore delle aree edificabili dichiarato. Il contribuente infatti procede al calcolo dell’IMU sulle aree in base ad un valore di euro 70 al mq mentre l’Ente accerta un valore di 120 mq. Ricevuto l’avviso il contribuente verifica i valori delle aree determinati  nella delibera della Giunta e nota che l’Ente accerta un valore superiore rispetto a quello contenuto in Delibera che è di euro 100 al mq.Poiché la Delibera ha la mera finalità di autolimitare il potere accertativo dell’Ente, il contribuente ci chiede se l’accertamento su un valore superiore a quello inserito in Delibera non sia da ritenersi illegittimo in quanto emesso oltre i limiti del  potere accertativo dell’Ente.
RISPOSTA